


In questi giorni di rivoluzione, in cui simultaneamente mi licenzio da due lavori in due città differenti, trovandone 2 nuovi, riprendendo l'insegnamento, il mio stato mentale potrebbe essere proprio come quello del bravissimo
Martin Wuttke che ho visto a teatro alcune sere fa nell'opera
Artaud erinnert sich an Hitler und das Romanische Cafè. Corazzato dentro un cubo di vetro, che lo scherma dal pubblico, Martin-Artaud è libero di dire e fare senza inibizioni, schizzando dalla sedia, urtando contro il vetro, spalmando i suoi sputi dovunque, descrivendoci la sua idea di teatro. Consumato nelle sue nevrosi, lo rincontro sereno per strada l'indomani, seduto ad un caffè, appunto, con i suoi occhi taglienti cerulei e sereni.

A rendere ancora più bizzarra questa settimana è stato l'arrivo imprevisto di
Mario Venuti. Un pomeriggio mi chiama al cellulare dicendomi di essere qui a Berlino e che mia sorella, sua amica, gli aveva fornito il mio numero. Mario è una persona molto piacevole, grande ascoltatore, è un bambino cresciuto con gli occhi luccicanti di chi ha tante cose da voler dire e realizzare. E' stato divertente parlare del panorama della musica italiana e ovviamente di Carmen.